domenica 20 aprile 2014

Riflessione per la Pasqua




La Pasqua, almeno secondo me, non è solo l’annuncio di un fatto storico. E’ anche e sopratutto un progetto di vita nuova che noi dobbiamo testimoniare, cioè rendere visibile. Vorrei che gli auguri che in questo giorno ci si scambia, venissero riempiti di significato.

E' esperienza comune che la morte sia l’ultima parola che la storia destina ai mortali. Dopo la morte, la memoria: se abbiamo delle persone che ci vogliono bene, ci ricordano. E dopo, niente altro: è il modo di sentire comune oggi, nella nostra cultura.

Per chi ancora non lo sa, io sono spiritista "kardecista" e, come tale, scommetto su una visione un po' diversa di quella dei cattolici. Sono convinto che la morte non è l’ultima parola su di noi, ma soltanto la penultima; perché nella storia un uomo è riuscito ad andare oltre a quella barriera. Io, e tutti quelli che la pensano come me, questo avvenimento lo ricordiamo e lo festeggiamo proprio così: "la morte è stata superata. E lo stesso individuo che ha superato la morte ci ha detto che se siamo uniti a lui (e ci sono molti modi per esserlo), anche noi supereremo la dimensione della morte, come l’ha superata lui". Questo modo di vedere le cose ha delle ricadute nella quotidianità, dato che per noi festeggiare la Pasqua non è solo memoria, non è solo professione di fede, è anche un credere fattivo, che la porta dentro di noi e finisce per diffonderla intorno. Ci impegniamo ad acquisire, passo dopo passo, per quanto ne siamo capaci, una mentalità che genera vita.

A mio avviso, questo nostro modo di pensare e di agire vuol dire "rispetto per l’altro"; significa cercar di capire piuttosto che giudicare, perdonare e, se possibile, dialogare. Significa non umiliare l’avversario quando è perdente; significa saper rispettare ciò che è vero, anche se tutti gli altri dicono il contrario. Significa rispettare ed eseguire ciò che è giusto, anche se si è circondati da un mondo di furbi. Significa accogliere il bisognoso, significa vedere nel nemico non solo il male che ti ha fatto ma più in profondo quell’umanità che lui ha distorto e soffocato, ma che ancora c'è in lui; e che potrebbe forse riemergere. Mi piace pensare alle "pulizie pasquali" anche nella nostra casa interiore, non solo in quella muraria; oggi riflettiamo sulla Pasqua di Gesù e sulla Pasqua della nostra vita, e ci confrontiamo su questo. Se crediamo per davvero che la nostra vita non ha come ultima parola la morte, saremo, coerentemente, promotori di vita in tutti i modi che ci sono possibili. E se guardiamo le cose con questo occhio, vedremo che non si tratta di realtà lontane, perché tutti prima o poi abbiamo fatto, personalmente, molte esperienze parziali di morte e di resurrezione: situazioni di sofferenza che si sono risolte o che siamo riusciti ad accettare. E allora la resurrezione (che noi preferiamo chiamare "reincarnazione") non è un fatto strano, fuori dal mondo, è invece un'esperienza che gradualmente entra nella nostra vita, in attesa del momento finale e definitivo.

Insomma, chi crede s’impegna a trasformare questo sogno, questo essere promotori di vita, in qualche cosa di concreto e di quotidiano: non è un fatto intimistico, celebrare la Pasqua; se lo prendiamo sul serio condiziona il nostro vivere.

Ne approfitto per augurare a tutti voi che mi seguite quotidianamente o semplicemente mi leggete sporadicamente una Pasqua di Pace e una pasquetta all'insegna del relax e del benessere.

Vostro Paolino Pasqualino.

Rinasco, è Pasqua! Micropoesia di Jean-Paul Malfatti

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